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Feb 07th
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Vallesina

Le Marche, la Vallesina e la Real Economy

Un tessuto economico spalmato su una forte vocazione
industriale e contestualizzato con un fitto reticolo di piccole
e medie imprese ha garantito nel tempo benessere ed occupazione,
capacità di sviluppare una crescita sociale e culturale
ancor prima che economica, dove coesione
e valori hanno marciato in forma condivisa

Presentare l'Annuario Economico di un territorio nell'anno horribilis della crisi è sicuramente una bella sfida. Azzardata o temeraria che sia, diventa sicuramente l'occasione per una riflessione a 360° sul sistema produttivo e sul contesto sociale, essendo il primo per larghi aspetti causa e concausa del secondo. Un tessuto economico spalmato su una forte vocazione industriale e contestualizzato con un fitto reticolo di piccole e medie imprese ha garantito nel tempo benessere ed occupazione, capacità di sviluppare una crescita sociale e culturale ancor prima che economica, dove coesione e valori hanno marciato in forma condivisa. Quando questa crisi sarà terminata, lo scenario inevitabilmente sarà diverso anche da noi, con cancelli chiusi e profondi interrogativi, con prospettive diverse per rientrare nel mercato. Ma non credo che potranno essere spazzati via coesione e valori che fanno parte della nostra storia, del nostro dna, della capacità di un territorio di organizzarsi, di crescere, di fare sistema. Coesione e valori ma non solo. Il Comune di Jesi, proprio in questa fase, in previsione di una ripresa, ha proposto un “manifesto” per un piano strategico dello sviluppo economico e sostenibile, sottoscritto da associazioni di categoria, parti sociali ed agenzie che si pone l'obiettivo di un nuovo modello attraverso tre percorsi: una forte spinta all'innovazione con la costruzione di progetti sperimentali che incidano sulla qualificazione e integrazione delle risorse locali; rilanciare lo sviluppo mettendo a tema lo sviluppo sostenibile come fuoco attorno al quale orientare l'attenzione del nuovo ciclo di politiche di crescita; identificare e dare sostanza a prospettive di sviluppo che sappiano coniugare la tradizionale vocazione industriale con l'attenzione all'ambiente e al paesaggio, integrando i temi della sostenibilità, della soft economy, dell'economia della conoscenza. Un modello che si sostanzia con un concetto che non è solo uno slogan: pensare globalmente per agire localmente.

Fabiano Belcechi
Sindaco Comune di Jesi 

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La provincia di Ancona si è caratterizzata nel tempo per la presenza
di un sistema produttivo di eccellenza, generatore di ricchezza e traino
dello sviluppo, che l’ha condotta nel gruppo ristretto delle 15 province
più industrializzate d’Italia, dove sono le attività manifatturiere
a determinare l’andamento economico, ad incidere
considerevolmente sul processo di creazione della ricchezza

La provincia di Ancona si è caratterizzata nel tempo per la presenza di un sistema produttivo di eccellenza, generatore di ricchezza e traino dello sviluppo, che l’ha condotta nel gruppo ristretto delle 15 province più industrializzate d’Italia, dove sono le attività manifatturiere a determinare l’andamento economico, ad incidere considerevolmente sul processo di creazione della ricchezza.
I fattori propulsivi che hanno trainato lo sviluppo economico-sociale dell’intera provincia ed in particolare della media e alta Vallesina negli ultimi decenni sono stati:
· un sistema produttivo d’eccellenza, operante oltre che su settori tradizionali, anche su settori emergenti di specializzazione, in particolare nell’area meccanica;
· un complesso di attività turistico-culturali legate all’ambiente, non solo con riferimento alla costa, ma anche legate alla valorizzazione delle potenzialità delle aree rurali e agricole nelle zone interne.
L’evoluzione della situazione socio-economica e produttiva del territorio subisce oggi la recessione, il cui impatto opera su due piani, a livello settoriale e a livello generale. Quest’ultimo trae origine dalla crisi dei mercati finanziari; nel primo caso gli squilibri sono di carattere strutturale, con radici meno recenti particolarmente evidenti nella crisi del distretto della meccanica. La Provincia di Ancona ha impostato una pianificazione che prevede una strategia multisettoriale integrata, ambientale, economica, territoriale e sociale per lo sviluppo del territorio. La Competitività del sistema economico locale è finalità prioritaria del Piano Generale di Sviluppo 2008-2012 e prevede, tra le misure attuative, il Rilancio del sistema distrettuale del territorio provinciale; sono previste politiche di intervento sul sistema economico-produttivo, concertate tra istituzioni e partenariato socio-economico, tese a convergere verso l’obiettivo della riorganizzazione delle filiere e dei sistemi produttivi locali, con azioni mirate al rilancio ed al consolidamento dei settori trainanti dell’economia locale, al rafforzamento della capacità competitiva delle PMI, alla promozione delle produzioni di eccellenza, al sostegno alla internazionalizzazione e all’innovazione. In tale cornice è maturata, per altro, l’adesione al Fondo di Solidarietà costituito dalla Regione Marche e la conseguente sottoscrizione dell’accordo territoriale tra la Regione, la Provincia, la Camera
di Commercio di Ancona, che ha destinato quasi 3 mil. di euro alle PMI.

Giancarlo Sagramola
Vice Presidente Provincia di Ancona 

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Data la prevalente componente manifatturiera della nostra
economia, la concentrazione in settori tradizionali e la forte
dipendenza dalle esportazioni, è evidente che gli impatti
di una crisi come questa non potevano non colpire
in modo forte la nostra Regione ed in particolare
alcune aree, in primis la Vallesina

In questa fase sono evidenti gli impatti sull’economia marchigiana della crisi che stiamo vivendo e che si è manifestata con una contrazione di circa un quarto della produzione rispetto al 2007 e la perdita di circa 3,5 punti di occupazione tra gli anni 2008 e 2009. Data la prevalente componente manifatturiera della nostra economia, la concentrazione in settori tradizionali e la forte dipendenza dalle esportazioni, è evidente che gli impatti di una crisi come questa non potevano non colpire in modo forte la nostra Regione ed in particolare alcune aree, in primis la Vallesina. E’ auspicabile che i nostri imprenditori evitino di commettere due errori, che sarebbero molto gravi in prospettiva. Il primo sarebbe quello di perdere il coraggio e la voglia di reagire, di rinunciare a far leva su quei caratteri di intraprendenza e di creatività che hanno fatto il successo negli ultimi decenni del nostro tessuto socio-economico. La reazione deve probabilmente proprio partire dai valori di fondo del nostro modello di sviluppo, non rinnegandoli, quindi, ma reinterpretandoli alla luce delle nuove logiche della competizione internazionale.
Il secondo errore – molto collegato al primo – sarebbe quello di pensare che la soluzione della crisi venga da sola (la tanto vagheggiata ripresa) e che debbano essere “altri” a fare i passi necessari (lo Stato, le banche, ecc.). Un tale atteggiamento potrebbe generare ritardi fatali nell’assumere le scelte gestionali che ciascuna azienda, al proprio interno, deve invece fare. In quanto deve essere forte in ciascuno la  consapevolezza che la ripresa occorre “andarla a prendere”, non arriva sotto casa (la domanda interna sarà per alcuni anni molto debole) ed è solo sapendo intercettare – direttamente o indirettamente – la domanda estera (che sta riprendendo in alcune aree del mondo) che si potranno gradatamente recuperare i fatturati e l’occupazione persa.
Allora bisogna dire che questo è il tempo di rifare i piani industriali. Si, anche le piccole imprese dovrebbero fare un piano. Essenzialmente per porsi delle domande e individuare risposte coerenti. La domanda strategica di fondo è: cosa devo fare per competere e riprendere a crescere? Un piano, per affrontare questo tema generale, dovrebbe almeno toccare tre aspetti fondamentali:
- qual è il “capitale intellettuale” su cui posso contare e di cui avrei bisogno per competere in questo mercato: quali uomini, quali competenze, quale organizzazione, quale politica di prodotto, quale politica distributiva e di marketing? E se questo “capitale intangibile”  non è sufficiente, quali azioni devo mettere in campo per accrescerlo?
- qual è la “tecnologia” necessaria per competere nel mio settore: una domanda che si lega strettamente ai temi dell’innovazione, a tutto quanto cioè occorre cambiare per essere efficienti, nella produzione e nel servizio, nell’ottimizzare i costi, nell’utilizzo dei moderni sistemi di gestione, di comunicazione e così via;
- qual è il “capitale finanziario” adeguato per la mia dimensione d’azienda e per finanziare le azioni di rilancio e di sviluppo di cui sopra?  In altre parole come uscire dalla logica, superata e pericolosa, della sottocapitalizzazione; come dare un assetto equilibrato e sostenibile all’indebitamento (per tipologia, per scadenze, per livelli di costo, ecc.). Scrivere in un piano queste domande e cercare di scrivere anche le risposte, cioè le azioni da attivare, gli obiettivi da porsi, è fondamentale in un momento come questo per le nostre aziende, piccole o grandi, impegnate in un processo di trasformazione così complesso e rischioso. Ci si può, in molti casi, rendere conto che tali fattori sono già presenti in modo sufficiente in azienda o che potrebbero essere rafforzati con relativa facilità, magari con una governance rivista  o attivando sistemi gestionali più efficaci. In altri casi potrebbero invece emergere carenze più complesse da colmare, attivando scelte più in profondità o, perché no, cercando magari la strada delle aggregazioni per unire forze ed intelligenze con altri per essere più forti insieme  (in alcuni casi magari con fusioni vere e proprie, ma in tanti altri magari pensando alla creazione di reti, di accordi di filiera nel distretto o tra distretti, e così via).
Se tanti imprenditori sapranno affrontare la crisi con questo spirito è probabile che il recupero dei fatturati e dell’occupazione potrebbe realizzarsi in meno tempo e con meno danni  di quanto invece accadrà in caso di una inadeguata reazione del tessuto produttivo nel suo complesso.

Luciano Goffi
DG Banca Popolare di Ancona Spa

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Tra Jesi e le colline dei suoi Castelli si è saputa
sviluppare, innestandosi sulla storica attività di una
filiera agricola di prim’ordine, una fitta e solida rete
di imprese di media, piccola e piccolissima dimensione

Nel cuore delle Marche come posizione geografica la Vallata dell’Esino ha da sempre costituto anche la cartina tornasole dei valori e delle peculiarità regionali. Una realtà locale dove si sono sviluppate le potenzialità di comunità socialmente coese, laboriose, avvedute quanto intraprendenti. Tra Jesi e le colline dei suoi Castelli si è saputa sviluppare, innestandosi sulla storica attività di una filiera agricola di prim’ordine, una fitta e solida rete di imprese di media, piccola e piccolissima dimensione. Un tessuto economico diversificato per categorie produttive cresciuto e sviluppatosi (sino a contare brand di successo internazionale) in armonia con la crescita del benessere economico e culturale della società civile; ed accanto al quale si è formato un settore terziario avanzato e altamente professionalizzato.
Questa che potrebbe sembrare una breve digressione è fondamentale per comprendere come anche nel frangente attuale, pur senza essere immune dagli effetti della crisi, il modello di sviluppo della Vallesina costituisce il sistema che maggiormente riesce a rispondere con flessibilità e rapidità ai repentini mutamenti del contesto globale. Potendo altresì contare al proprio interno le basi per un rilancio degli indici economici e occupazionali.
Per fare ciò occorre quella unità di intenti che Imprese, Istituzioni, Istituti di Credito e Associazioni di Categoria stanno finalmente mettendo in atto. Di fronte alle difficoltà attuali è fondamentale non cedere a facili tentazioni ma consolidare e rilanciare il modello economico marchigiano fatto di tante PMI, sviluppo sostenibile e armonia sociale. In questo percorso sono e saranno sempre di più fondamentali le banche di territorio come la Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana. Un istituto di credito che (oggi ancor più di ieri) vanta una grande capacità di ascoltare e conoscere i propri utenti, fornendo
loro risposte efficaci e celeri nell’ambito di un rapporto trasparente e di assoluta fiducia.
La crisi in atto è un banco di prova per le imprese realmente solide e lungimiranti, ma anche per gli Istuti di credito.
Alle banche il compito di ridare fiducia alle famiglie, conferire vigore alle iniziative valide, affiancare l’etica del servizio alla professionalità dell’operare coniugando gli obiettivi del conto economico con la gestione responsabile e lungimirante degli interessi di clienti e di tutti gli stakeholders.

Paolo Massimo Murari
Vice Direttore Generale Carifac Spa

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Come Presidente devo riconoscere che essere soci,
amministrare e lavorare in un’azienda così, è  motivo
di orgoglio, soprattutto in un settore particolarmente
delicato dove non mancano esempi
deplorevoli e situazioni da non imitare

La So.ge.nu.s Spa dal 1989 è impegnata nella tutela dell’ambiente e per fornire ai cittadini, alle imprese e agli enti pubblici un riferimento di primo ordine per la gestione dei rifiuti, principalmente lo smaltimento di rifiuti speciali ed urbani.
La So.ge.nu.s. Spa ha consolidato il suo sistema di gestione con un percorso che l’ha portata inizialmente ad ottenere la certificazione ISO 9002, quindi ha certificato il proprio sistema di Gestione Ambientale ISO 14001 poi la registrazione EMAS del sito, la certificazione OHSAS 18001 relativa alla Sicurezza ed Igiene sul lavoro e per ultimo la certificazione SA 8000 per la responsabilità sociale d’impresa.  A marzo 2007 poi nel 2009 l’intero sistema di qualità integrato è stato  nuovamente convalidato ottenendo la certificazione Best 4.
Con la registrazione EMAS la So.ge.nu.s. Spa  ha voluto dare un’ulteriore conferma della sua affidabilità, trasparenza e piena collaborazione con le autorità e con gli organi di controllo .
Come Presidente devo riconoscere che essere soci, amministrare e lavorare in un’azienda così, è  motivo di orgoglio, soprattutto in un settore particolarmente delicato dove non mancano esempi deplorevoli e situazioni da non imitare.  E’ noto che la So.ge.nu.s. Spa ha costruito e consolidato nel tempo un rapporto con i  Comuni,  clienti e fornitori, basato sulla corretta e fattiva collaborazione. Anche in questa occasione ribadisco che il desiderio di So.ge.nu.s. S.p.a. la cui compagine è diventata interamente pubblica è di operare, anche nel futuro, in armonia e nel rispetto degli interessi pubblici e privati dei produttori ed in modo particolare delle aziende marchigiane che seriamente lavorano nel ciclo dei  rifiuti, pur sapendo che il mercato per sua natura è dinamico e competitivo. E’ mio desiderio ribadire che la compagine societaria di  So.ge.nu.s. Spa con totale capitale pubblico dal 1 luglio 2009, è costituito da importanti società ed enti pubblici e non può essere considerata da nessuno,  un ingombro da indebolire per fare posto ad altri soggetti economici che con il nostro territorio non hanno un intimo legame. Qui siamo nati, cresciuti ed intendiamo continuare il nostro lavoro al servizio dei marchigiani.
Guardando al futuro e ai nuovi scenari che si delineano all’orizzonte, peraltro ancora molto indefiniti, la  So.ge.nu.s. Spa, con la sua compagine pubblica, saprà considerare con attenzione e rispetto, solo quelle operazioni imprenditoriali di alto profilo  ed intellegibili, in grado di offrire al mercato marchigiano, servizi economici ed efficienti, in coerenza con gli interessi dei soci proprietari che per la loro natura pubblica non possono adeguarsi o prestarsi ad operazioni dal carattere confuso o velleitario, in assenza di adeguata trasparenza.
La  So.ge.nu.s. Spa, ormai da molti anni, colloca la sua prospettiva di sviluppo nell’incontro e collaborazione con aziende pubbliche e private dalle solide fondamenta, di profilo simile che condividono progetti, obiettivi ed un modo di operare serio, senza pericolose furbizie, basato sul lavoro paziente che produce ricchezza con l’onestà, caratterizzato dall’intraprendenza senza avventure che si traduce in comportamenti equilibrati nella sostanza e discreti nello stile.
La  So.ge.nu.s. Spa, consapevole dei mutamenti di scenario e di un’incalzante politica di liberalizzazioni e privatizzazioni, cercherà di mantenere il più possibile le sue caratteristiche genetiche ed il ruolo avuto finora , nel rispetto delle regole di mercato, della programmazione regionale e provinciale e non strizzerà l’occhio di nascosto, come purtroppo fanno altri soggetti, ai grandi gruppi che da altre Regioni arrivano per “conquistare” le Marche.

Paolo Perticaroli
Presidente So.ge.nu.s. Spa

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Le Marche, è noto, hanno il maggior numero di distretti industriali:
lo certifica l’Istat, che rileva la presenza di 28 aree-sistema,
lo stesso numero della Lombardia e due più del Veneto

L'economia marchigiana è caratterizzata da un dinamico sistema di piccole e medie imprese, spesso artigiane (una delle incidenze più alte d’Italia), distribuito in modo uniforme su tutto il territorio.
Sono presenti anche realtà di rilievo internazionale, con marchi famosi in tutto il mondo, che hanno in alcuni casi contribuito ad aggregare e diffondere imprenditorialità, dando luogo a processi di specializzazione territoriale.
Le Marche, è noto, hanno il maggior numero di distretti industriali: lo certifica l’Istat, che rileva la presenza di 28 aree-sistema, lo stesso numero della Lombardia e due più del Veneto.
Nelle Marche il 59 per cento degli addetti lavora nei servizi, il 2 in agricoltura e il 39 per cento nell’industria. Percentuale quest’ultima molto superiore a quella media italiana, pari al 30 per cento.
La Vallesina rappresenta un esempio significativo della vocazione produttiva delle Marche, per questo occorre che le istituzioni siano vicine ai lavoratori e alle imprese al fine di superare la difficile crisi in atto. Lo scopo è quello di rendere la Vallesina competitiva sul piano economico, coesa dal punto di vista sociale, all’interno di un contesto che valorizzi i peculiari tratti qualitativi dell’ambiente e del paesaggio. In questa prospettiva vanno valorizzate ipotesi di intervento che riguardano gli ambiti dell’innovazione e del trasferimento di competenze tra università e imprese, l’apertura internazionale attraverso operazione di marketing territoriale, la promozione del settore agroalimentare e dell’enogastronomia, il turismo, la sostenibilità ed il risparmio energetico.
La crisi si è fatta sentire forte in questi territori e i suoi riflessi occupazionali si faranno sentire ancora a lungo.
Ma la capacità di reazione di chi vive e opera in questa zona è altrettanto forte e il sistema economico che esprime è finanziariamente solido. Qui non ci sono stati gli eccessi della finanza speculativa che, dobbiamo ricordarcelo, hanno causato la crisi a partire dai mercati finanziari anglosassoni. Crisi che, a causa delle restrizioni sul credito, si è poi riflessa su imprese e lavoratori. Nella Vallesina e in tutte le Marche è l’economia reale quella che crea ricchezza e dà opportunità di lavoro, un’economia vera fatta di persone. A questo motore ne va ora affiancato un altro, basato sulle ricchezze naturali di cui dispone in abbondanza il territorio. Valorizzazione dell’economia reale e promozione del circolo virtuoso fatto di eccellenze enogastronomiche, turismo, beni paesaggistici e culturali, sono le vie per un duraturo ritorno alla crescita sociale ed economica della Vallesina e di tutta la regione.

Fabio Badiali
Assessore Attività Produttive Regione Marche 

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La Fondazione “Angelo Colocci” nasce nel 1995
per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi,
del Comune di Jesi, della Banca delle Marche,
della Banca Popolare di Ancona con la finalità di promuovere
e sviluppare l’istruzione universitaria a Jesi e nella Vallesina

Mutuando dal titolo di un’opera classica del secolo scorso, si può pensare che il  provincialismo costituisca la malattia infantile della provincia. Chiediamoci ora: è sintomo di provincialismo che una piccola città aspiri a divenire sede universitaria? La domanda è senza dubbio attuale, vista la poderosa opera di razionalizzazione delle sedi  e di riordino dei corsi di laurea intrapresa negli ultimi anni dal competente Ministero.
Ad essa si aggiunge una seconda domanda: basta avere dei corsi di laurea per dichiararsi “università”?
Direi che la risposta ad entrambi i quesiti debba essere negativa, purché ricorrano due condizioni.Il primo requisito riguarda il contesto sociale, culturale ed economico del territorio in cui deve trovare collocazione la sede universitaria. Sono presenti  importanti Istituzioni culturali?
Ha un tessuto produttivo di forte valenza? Vi operano realtà finanziarie solide? Ha un’ampia tipologia  di scuole medie superiori?
Quando la Fondazione “Angelo Colocci” nasce nel 1995 per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, del Comune di Jesi, della Banca delle Marche, della Banca Popolare di Ancona con la finalità di promuovere e sviluppare l’istruzione universitaria a Jesi e nella Vallesina, tutte le condizioni indicate sono soddisfatte.
Nel 1996 inizia la collaborazione tra la Fondazione Colocci e l’Università di Macerata, Facoltà di Giurisprudenza, per la gestione del Corso di Diploma Universitario in Operatore Giuridico D’impresa.
Il corso vede una partecipazione al primo anno di 40 studenti. Dieci anni più tardi i corsi di laurea sono diventati 5 e gli iscritti superano le 500 unità, con un picco nel 2008 di oltre 100 matricole.
Veniamo alla seconda domanda: i corsi di laurea da soli fanno “università”? La risposta, ovviamente, è no! Senza ricerca la didattica da sola non basta. Nasce così nel 2008 presso la Fondazione Colocci, sempre con la preziosa collaborazione della Università di Macerata, il “Dipartimento di studi giuridici ed economici”, una struttura forte di 13 unità tra docenti e ricercatori, destinata ad effettuare studi, analisi, indagini anche a supporto degli operatori pubblici e privati locali.Se non ci fossero stati lungimiranza e coraggio,  oggi i corsi sarebbero stati cancellati in un attimo, vanificando gli investimenti decennali dei Soci della Fondazione. Il Re allora sarebbe stato nudo e l’avvedutezza, nonché la parsimonia propria delle popolazioni marchigiane,  avrebbero subito un duro colpo. 

Grabiele Fava
Presidente "Fondazione Colocci"

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Su questa parte del territorio provinciale, cooperative storiche
del nostro movimento operano in ambito agricolo, in quello
dei servizi e della logistica, della produzione-lavoro, dei sevizi
sociali e tutti gli operatori che mettono al centro la conoscenza
del territorio non possono prescindere da queste realtà

MLe cooperative del territorio della Vallesina rappresentano per il nostro sistema un punto di riferimento essenziale nello sviluppo più ampio dell’economia e del sistema sociale locale.
Su questa parte del territorio provinciale, cooperative storiche del nostro movimento operano in ambito agricolo, in quello dei servizi e della logistica, della produzione-lavoro, dei sevizi sociali e tutti gli operatori che mettono al centro la conoscenza del territorio non possono prescindere da queste realtà.
Una cooperazione che in questo territorio, così come in ambito regionale e nazionale, rappresenta un diverso modo per fare sviluppo, mettendo al centro delle proprie attività le persone e i soci, con l’obiettivo comune di creare occupazione e di far crescere il benessere diffuso delle nostre zone.
In questo momento di particolare crisi le cooperative rappresentano “la diversità di fare impresa” in un sistema economico globalizzato  dove le nostre produzioni ed i nostri servizi sono in competizione con un mercato sempre più articolato e difficile e con cui le nostre imprese si confrontano ogni giorno.
In questo contesto si inserisce la presenza del movimento cooperativo e della Lega delle Cooperative in una pubblicazione che vuole rappresentare il territorio, le sue peculiarità, il suo sistema imprenditoriale e del lavoro.
Uno strumento di comunicazione e di conoscenza a disposizione della nostra comunità e per questo un momento importante per far conoscere le nostre imprese cooperative, le loro attività, il loro contributo indispensabile al vivere quotidiano della realtà della Vallesina.

Mauro Angelini
Presidente Comitato provinciale Legacoop Ancona

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Dopo periodi di alterne circostanze, la dinamica
di sviluppo della Vallesina si trova in una fase di difficoltà,
affronta da oltre un anno una crisi globale che nel territorio
si evidenzia con la diminuzione di ordinativi, export, fatturato,
ore lavorate, tenuta occupazionale, ricorso alla cassa
integrazione anche in deroga, cessazioni di attività

LLo spaccato economico dell’area della Vallesina rispecchia fedelmente quello nazionale: artigiani, piccole e medie imprese, commercianti costituiscono il 90% del tessuto produttivo, rappresentando tutti i comparti, dai mestieri “tradizionali” (edilizia, meccanica, tessile abbigliamento, impiantistica, legno, carrozzieri, trasporti, plastica, artistico) alle nuove professioni della economia immateriale (informatica, internet, servizi telematici), dalle forniture di servizi, alla biogenetica, al turismo.
Per sostanziare la presenza produttiva nel territorio della Vallesina con alcune cifre, si consideri che le imprese complessive della provincia di Ancona sono oltre 42.000 e di queste circa 10.000 sono situate nella Vallesina.
Sono imprese che sono nate e cresciute nel territorio, nel quale hanno riversato crescita, occupazione, benessere, ed anche lo sviluppo di competenze ed abilità. Oggi, però, dopo periodi di alterne circostanze, questa dinamica si trova in una fase di difficoltà, affronta da oltre un anno una crisi globale che nel territorio si evidenzia con la diminuzione di ordinativi, export, fatturato, ore lavorate, tenuta occupazionale, ricorso alla cassa integrazione anche in deroga, cessazioni di attività.
Un dato su tutti: il ricorso alla cassa integrazione nel periodo gennaio-settembre 2009 è di 15.504.198 ore contro le 4.529.804 dello stesso periodo 2008 con un aumento di oltre 10.000.000 (10.974.344) pari ad un aumento percentuale di + 242%.Uno degli assi su cui ha ruotato con aspetti molteplici tutta la vicenda della crisi riguarda la finanza, sia negli elementi di genesi della crisi, ma anche come credito, fattore necessario all’attività d’impresa. Abbiamo assistito ad una continua restrizione del credito, le nostre imprese si sono spesso trovate sole nella necessità di fare fronte a transitori bisogni di liquidità.
Gli istituti bancari devono esercitare il loro ruolo pienamente e non solo gestire i propri utili, devono tornare ad essere un perno dell’economia imprenditoriale nella gestione del rischio d’impresa. Per dare più forza alle istanze del mondo dell’artigianato e della piccola e media impresa, intanto, la CNA continua nel suo percorso di unificazione della rappresentanza.
E’ attiva da un anno Unimpresa formata da CNA, Confesercenti, Api, Lega delle cooperative, Cia; e sul versante nazionale sta movendo i primi passi una Fondazione in rappresentanza di CNA, Confartigianato, Casaartigiani e Confcommercio.

Elisabetta Grilli
Reasponsabile Sindacale Cna Jesi 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 19 Novembre 2009 08:13 )